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Progetto studio Actinidia – Kiwi

                                Comportamento e tecniche utilizzate

 Raccolta informativa di cinquantotto produttori di kiwi in Italia ed Asia

Questa meravigliosa pianta di cui il frutto e’ ricco di vitamina C, E, e Potassio a origini nel Nord della Cina, presto si diffonde in Giappone e in Corea. Grazie ad un esploratore botanico Robert Fortune la pianta viene importata in Nuova Zelanda dove la coltivazione si diffonde rapidamente.

Ben presto questa pianta raggiunge anche l’Italia dove sembra trovare un clima più adatto nel Nord Italia non particolarmente mediterraneo, sembra che la pianta gradisca l’umidità, detestando il clima arido, di fatti l’eccessiva evaporazione del sudore fogliare provoca la necrosi quindi la morte delle foglie. Aumentare l’irrigazione non è risolutivo, serve ridurre l’evaporazione delle foglie, ombreggiando e limitando il vento.

Perché Actinidia si ammala, da dove provengono le origini del male Asia o Europa? Da alcune ricerche si apprende che i ceppi Neozelandesi siano quasi uguali a quelli Cinesi, in quanto l’importazione del polline e il materiale vegetale è di enorme sospetto come origini del batterio.

Esprimendo una mia considerazione, non credo proprio sia possibile importare del materiale vegetale senza i dovuti controlli, attribuire l’origine del male all’Asia quando in realtà questa pianta nasce spontaneamente e cresce in quel posto, credo servano maggiori riflessioni in merito.

Il Problema del perché la pianta si ammali sembra chiaro, inadattamento a luogo, clima, scarse tecniche preservative.

I batteri che colpiscono la pianta sono due, il primo colpisce solo le foglie, i boccioli fiorali, il secondo è in grado di arrecare danni su organi vegetali provocando la diminuzione della produzione del frutto, fino la morte della pianta.

Sembra anche che i due batteri favoriscono il gelo provocando del ghiaccio abbassando notevolmente la temperatura della pianta, danneggiandola.

Dalle informazioni in mio possesso, mi risulta che molti agricoltori non usano con attenzione la cosiddetta regola dell’arte, alcuni dopo il raccolto abbandonano la pianta fino alla Primavera successiva, altri dopo il raccolto eseguono una lieve potatura senza preoccuparsi di mettere in quarantena le piante.

In moltissime situazioni ho sentito di esecuzione di bonifiche sia su piante malate che su piante sane con le stesse forbici senza sterilizzazione, in altre invece veri agricoltori forniscono anche le forbici per la potatura sottolineando le piante ammalate.

Ho sentito anche agricoltori che trinciano i rami della potatura senza distinzione, rami sani e rami ammalati trinciati a terra con la conseguenza di ammalare le piante sane.

Ho sentito anche agricoltori che dopo aver tagliato i rami ammalati vengono allontanati e bruciati.

Come interviene la Zeolite di estrazione Italiana in merito.

Durante il periodo della fioritura fino alla produzione del frutto, proteggiamo la pianta con trattamenti di zeolite micronizzata con ripetute ogni 12 gg max. in questo modo proteggiamo le foglie dalla disidratazione assicurando un filmware come strato protettivo, allontaniamo ogni insetto poiché la Zeolite a Chabasite a contatto con l’ossigeno rilascia zolfo e uccidiamo i batteri per effetto disidratazione reversibile, ogni microrganismo viene assorbito.

Dopo il raccolto è previsto una leggera potatura tra rami scendenti e foglie, subito dopo bisogna pensare ad un periodo di quarantena, spolverando della zeolite chabasite in polvere andremo a cicatrizzare le ferite del taglio della pianta evitando ogni possibile causa di formazione di Batteriosi.

Spolverando ancora della zeolite in polvere nei periodi più freddi creeremo una protezione termica, così la pianta reagirà bene proponendosi sana in primavera.

In Primavera subito dopo la potatura, bisogna effettuare dei cicli di zeolite micronizzata, acqua e zeolite, oppure spolverare in maniera selettiva della zeolite in polvere su ogni taglio della pianta.

Tuttavia della zeolite in grani si può integrare nel terreno, un solo trattamento per l’eternità, ottenendo la espansione radicale e un chiaro risparmio di fertilizzazione.

Tutto ciò crea un risparmio di acqua del 40%, in risparmio di fertilizzazione fogliare, una maggiore produzione del frutto, l’actinidia sarà sana e vivace.

L’uso abituale di Zeolite contribuisce a diminuire l’inquinamento globale del Pianeta.

Antonio Oliveri

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