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Premessa 2/2

L’Italia passerà da un clima tipicamente “mediterraneo” ad una sorta di ibrido “subtropicalemediterraneo”. Secondo l’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l’Italia soffrirà di un aumento fino al 25% del deficit idrico a causa della combinazione della diminuzione della risorsa e dell’aumento della domanda soprattutto per uso agricolo. La riduzione della portata o addirittura prosciugamento di molti grandi fiumi (nell’ultimo decennio il Po ha assunto diverse volte l’aspetto di un immenso nastro di sabbia e ghiaia) e delle falde acquifere più superficiali comporta la cosiddetta “inversione marina” e cioè la risalita dell’acqua salata del mare nella foce dei fiumi con impatto sugli ecosistemi e nella falde acquifere: negli anni cinquanta tale risalita era di 2 – 3 Km, attualmente può arrivare fino a 20 Km. La maggior parte dell’acqua piovana ed irrigua apportata ai suoli agricoli viene dispersa per ruscellamento superficiale nei terreni ad elevata componente argillosa e per rapido drenaggio nei terreni ad elevata componente sabbiosa. Della rimanente subordinata parte, quella non utilizzata dalle colture viene reintrodotta nel sistema idrologico pesantemente inquinata da nitrati, fosforo, metalli pesanti nocivi, pesticidi, erbicidi il cui flusso nell’ambiente è più che raddoppiato dal 1960 (Foley, 2012). Nel 2015, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto dal titolo L’acqua per un mondo sostenibile in cui avvertono che i consumi idrici cresceranno del 55% entro il 2050 ed è perciò necessario migliorare drasticamente l’efficienza del suo uso soprattutto in campo agricolo investendo in pratiche innovative con tecniche di precisione e più efficienti. (Pasotti, 2015). Il diffuso utilizzo dei fertilizzanti di sintesi (NPK) ha sconvolto la chimica del pianeta raddoppiando il flusso di azoto e fosforo negli ecosistemi fino a livelli di circa 121 milioni di tonnellate di azoto e 9 milioni di tonnellate di fosforo all’anno. Una minima parte (poco più del 10%) dell’azoto dei fertilizzanti e dei reflui zootecnici (liquame, stallatico) finisce in prodotti da consumare (cibo), tra il 25% e il 50% viene dilavato dall’acqua piovana e irrigua trasferendosi sotto forma di nitrato nel sistema idrologico, la restante parte viene dispersa nell’atmosfera sotto forma di NH3 e di N2O, gas serra, 300 volte più dannoso dell’anidride carbonica (Foley, 2012).

Prof. Elio Passaglia
Dipartimento di Scienze della Terra,

Via S.Eufemia 19, 41100 Modena, ITALY

phone 0039-59-205-5802; fax 0039-59-205-5887

email: elio@unimo.it

articolo a cura di:

Antonio Oliveri

Categorie: zeolite

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